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Italia: il mercato del lavoro meno efficiente d’Europa

lavoro crisiMentre in Senato e in Parlamento si continua a giocare a rimpiattino, il Paese continua a perdere posizioni in qualunque classifica che riguardi indicatori sullo stato di salute del lavoro in Italia.

Ultima notizia, che farebbe sorridere se sul banco non ci fossero milioni di vite oppresse dal non-lavoro, è quella della perdita di ulteriori posizioni, da parte dell’Italia, nella classifica che considera l’efficienza del mercato del lavoro.

In altre parole viene misurata la capacità del mercato del lavoro di fornire lavoro alle aziende, e quella di fornire lavoro a chi lo sta cercando.

Il nostro paese chiude il 2014 al 136° posto su 144 paesi considerati, rimanendo sopra a realtà come Yemen e e Zimbabwe (per quanto ancora?), ma mettendosi alle spalle di paesi come Sri Lanka, Bangladesh, Libia, Nuova Guinea, e Haiti.

Una situazione impietosa, che la dice lunga sulla necessità di una riforma radicale del lavoro, che passi dal ridisegnare completamente le strutture di un mercato assolutamente inefficiente, che è il principale responsabile della rampante disoccupazione che affligge soprattutto i più giovani.

Merito, flessibilità, manager e talenti

I nodi principali da risolvere per migliorare riguardano il merito, di cui tanto si parla ma che nel nostro mercato del lavoro sembra ancora un lontanissimo miraggio, soprattutto quando a dover essere assunti sono i manager.

Subito dopo una flessibilità salariale che permetta di adeguare gli stipendi alla produttività, laddove non sia possibile ottenere produttività elevate al punto tale da giustificare il salario stabilito dai contratti nazionali.

Subito dopo la capacità di trattenere talenti, con la fuga dei cervelli che sta assumendo sempre di più le proporzioni di una emigrazione di massa.

Sciolti questi nodi (anche se tra il dire e il fare c’è il proverbiale mare) l’Italia potrà cominciare a crescere di nuovo. Nella speranza che qualcuno, dalle parti di Montecitorio, si sia accorto della situazione in cui versa il nostro malandato paese.

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